La Staffetta del Domani: domenica 13 settembre tappa a Solarolo
Una bicicletta può trasformarsi in un filo che unisce generazioni, luoghi e persone, riportando alla luce storie che il tempo rischia di allontanare dalla memoria collettiva. È questo il significato de “La Staffetta del Domani”, il progetto nazionale promosso dall’ANMIG, in partenariato con l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, che il 13 settembre ha fatto tappa a Solarolo, nel Ravennate.
La scelta di Solarolo non è casuale. Il paese porta ancora nelle sue strade e nei suoi monumenti le tracce di una delle fasi più drammatiche della guerra in Romagna. Tra la fine del 1944 e la primavera del 1945 il fiume Senio divenne una delle linee sulle quali il fronte rimase fermo per mesi. La posizione di Solarolo, vicina al Senio e inserita in un territorio strategicamente importante per i collegamenti verso Faenza e Bologna, trasformò il piccolo centro romagnolo in una zona direttamente coinvolta negli eventi bellici.
Il Comune è stato insignito nel 2012 della Medaglia d’Argento al Merito Civile per il contributo della popolazione alla guerra di Liberazione e per i sacrifici, le distruzioni e le vittime subiti nel 1944-1945.
L’inverno trascorso sul fronte del Senio fu durissimo. Bombardamenti, combattimenti e rappresaglie colpirono la popolazione civile. Solarolo fu liberata l’11 aprile 1945, quando nel paese entrarono le truppe alleate.
È proprio dentro questo scenario che la pedalata della Staffetta assume un valore particolare: le strade percorse oggi in bicicletta sono le stesse strade sulle quali, ottant’anni fa, uomini e donne vivevano una quotidianità segnata dalla paura e dalla guerra.
Maria Bassi, una donna simbolo di Solarolo
L’appuntamento alle 9,30 in Piazza Garibaldi ha visto la partecipazione della Sindaca Maria Diletta Beltrani che ha ricordato la figura di Maria Bassi, nata qui nel 1925. Entusiasta del progetto, Beltrani ha sottolineato il suo forte impegno per le pari opportunità, soprattutto ripartendo dalla valorizzazione della memoria di esempi straordinari come la Bassi.
Maria Bassi appartiene a quella generazione di donne che vissero la guerra non soltanto come vittime, ma come soggetti attivi della Resistenza e, successivamente, della ricostruzione democratica del Paese. Entrò giovanissima nel mondo della Resistenza. Dopo l’8 settembre 1943, la casa della sua famiglia divenne un importante punto di collegamento della Resistenza ravennate, mettendo in comunicazione formazioni partigiane operanti sul territorio. Bassi svolse il ruolo di staffetta partigiana, un’attività che richiedeva coraggio, discrezione e capacità di muoversi in un territorio controllato dalle forze occupanti. Per il suo impegno ricevette un riconoscimento dalle formazioni partigiane. Ma la sua storia non si concluse con la Liberazione. Nel dopoguerra Maria Bassi continuò il proprio impegno politico e sindacale, occupandosi dei diritti delle donne e dei lavoratori. Nel 1951 fu eletta consigliera comunale a Solarolo, diventando la prima donna eletta nel Consiglio comunale del suo paese. Successivamente fu consigliera provinciale a Ravenna ed ebbe importanti responsabilità nel movimento sindacale.
La sua figura – ha raccontato sempre la Sindaca Beltrani – è stata recentemente riportata al centro dell’attenzione della comunità solarolese anche in occasione del centenario della nascita, celebrato nel novembre 2025 nella Sala Consiliare e si sta lavorando a un bel progetto per intitolare a questa donna straordinaria un luogo significativo del paese.
Graditissimo l’apprezzamento della Sindaca per il lavoro delle Associazioni promotrici volto a mostrare come la memoria possa diventare una chiave per comprendere il percorso che ha portato l’Italia dalla guerra alla Repubblica e dalla marginalità politica delle donne alla loro piena partecipazione alla vita democratica.
La storia di Gaspare Barnabè: una vittima civile
Tra le soste della giornata vi è stata quella presso la lapide commemorativa dedicata a Gaspare Barnabè.
La sua vicenda restituisce il volto più drammatico della guerra: quello dei civili travolti dalla violenza cieca.
Barnabè, giovane lavoratore della terra e padre di quattro figli piccoli, fu ucciso mentre si recava a cercare medicine per il padre malato. La lapide lo ricorda come “vittima innocente della barbarie nazifascista” e ne sottolinea la fede cristiana e la dedizione al lavoro dei campi.
Fermarsi davanti a quella lapide significa ricordare che la guerra non è fatta soltanto di battaglie, eserciti e strategie militari. È fatta soprattutto di vite quotidiane spezzate, di famiglie private dei propri affetti e di comunità costrette a sopportare atroci violenze.
Leonilde Montanari
Altro momento toccante è stato quello presso la lapide dedicata a Leonilde Montanari.
La sua storia racconta un’altra dimensione fondamentale della Resistenza: quella dell’aiuto quotidiano e silenzioso prestato ai partigiani. Leonilde si occupava di raccogliere viveri, medicinali e vestiti da distribuire a chi combatteva e operava nella clandestinità affrontando rischi enormi e operando in un contesto nel quale essere scoperti poteva significare l’arresto, la tortura, la morte.
La lapide che la ricorda riporta questa bellissima frase: “Nel sangue versato per odio nazifascista la fiaccola della tua casa non si è spenta e insegna nel tuo nome che l’amore più grande è quello che sacrifica se stessa”.
È stata ricordata anche la figura di Don Giuseppe Babini, parroco del paese durante gli anni della guerra.
La comunità lo ricorda per l’attenzione rivolta alla popolazione, in particolare agli ammalati e alle persone sofferenti. Fu proprio Don Babini a intervenire dopo il ritrovamento del corpo di Leonilde Montanari, assicurandole una sepoltura e un funerale dignitosi.
La sua presenza nel racconto della giornata contribuisce a restituire una Resistenza e una storia della guerra più complesse e articolate, nelle quali accanto alle formazioni di combattenti vi furono sacerdoti, famiglie, contadini, donne, lavoratori e semplici cittadini impegnati, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad assistere la popolazione e a preservare una dimensione di umanità nel mezzo della violenza.
La parte tecnica della pedalata è stata curata da Romagna Bike G.E., con la guida di Davide De Palma, uno degli organizzatori storici del Rally di Romagna, manifestazione internazionale di mountain bike promossa dall’associazione Romagna Bike Grandi Eventi.





