Ruggiero Graziano:«Voglio ricordare i giovani barlettani scomparsi in guerra»

9 Marzo 2021, pubblicato da

Il presidente ANMIG/ANCR Barletta, l’abbandono del Sacrario Militare e i politici indifferenti

 

In un limpido pomeriggio invernale incontro Ruggiero Graziano, presidente della sezione barlettana ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra) e ANCR (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci). Insieme ci rechiamo presso il cimitero di Barletta, dove si trova il Sacrario Militare in cui riposano 17 giovani soldati barlettani delle due guerre mondiali, sulle cui mura interne sono scolpiti in bronzo circa 280 nominativi. sono quei militari barlettani (non tutti) deceduti sui vari fronti di guerra e mai più tornati a Barletta. Intervisto il presidente Graziano sulle problematiche del Sacrario. Mentre gli pongo le domande, due ragazze passano davanti al Sacrario e si fanno il segno della Croce.

Quali sono le problematiche del Sacrario militare?

«Problemi di staticità, causate da infiltrazioni di umidità, salsedine e pioggia localizzate nella cupola. L’interno del Sacrario è sporco e abbandonato, a cominciare dalla volta annerita nel tempo dai fumi della lampada ad olio che un tempo era accesa. Inoltre, le lettere di bronzo che compongono i nomi dei caduti, sono corrose dal tempo».

Avete segnalato le problematiche agli uffici preposti?

«Facendo un triste paragone, il Sacrario Italiano è alla stessa stregua dell’adiacente cimitero greco-ortodosso: sporco, decadente e malcurato, diversamente il Comune di Barletta si sta interessando al restauro del vicino Sacrario dei soldati slavi, in accordo con il console iugoslavo. Dovendo fare un’amara ironia, citerei un antico detto:”San Ruggiero ama i forestieri”. Nonostante l’indifferenza del Comune, abbiamo segnalato la situazione alla direzione del Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari, che inizierà presto un iter di ripristino del Sacrario di Barletta, ribadisco che Barletta vanta 11 Medaglie d’Oro a Valor Militare, all’interno del Sacrario riposano i seguenti soldati decorati: una medaglia d’Oro, diverse medaglie d’Argento e di Bronzo al Valore; in altri paesi detto Sacrario sarebbe valorizzato come luogo primario per di Culto della Patria, non dimentichiamo che “Loro” sono morti per consegnarci l’Italia Unita, libera e democratica ».

Perché ANMIG/ANCR – Barletta hanno scelto di salvaguardare la memoria storica?

«Così come cerco di valorizzare il sacrificio e la memoria di mio nonno volontario di guerra, voglio ricordare quei ragazzi barlettani che – morti nelle guerre – non sono potuti invecchiare e riabbracciare i propri cari».

Come avviene la salvaguardia?

«Innanzitutto col ricordo, i Caduti lo desiderano! Ho l’impressione che siano loro stessi a pretendere che il loro ricordo resti vivo, a volte “tornano” attraverso foto, lettere e documenti, che riemergono vivi più che mai».

Salvaguardare significa anche apporre una lapide commemorativa, come avete già fatto?

«Certo, è una forma di rispetto verso chi ha donato la vita alla Patria».

Dal punto di vista storico, Barletta è smemorata?

«Tutta l’Italia è smemorata, ovvero presa dalla quotidianità, dimentica le basi dell’Unità Nazionale ».

In questa vostra attività di salvaguardia storica, avete coinvolto altre associazioni cittadine?

«Si, con scarsi risultati. Tra le associazioni barlettane prevale l’individualismo: c’è sempre qualcuno che vuole predominare sugli altri».

Per cui, le associazioni barlettane sono “dissociate”?

«Esatto. Dovremmo imparare dalla città di Molfetta, dove hanno fondato l’associazione Eredi della Storia”, che riunisce tutte le associazioni combattentistiche della città, agendo di comune accordo e come unico organo».

La classe politica barlettana sostiene la vostra attività di salvaguardia della memoria storica?

«C’è assenza da parte di quasi tutti. Questa assenza si è fatta sentire in diversi episodi, ne cito un paio: la nostra associazione aveva fatto richiesta al Comune di supportare la proposta di annoverare il barlettano Giuseppe Rubino tra i Giusti tra le Nazioni, che contribuì al salvataggio di 38 ebrei presso Igea Marina (Rimini) durante la seconda guerra mondiale. Richiesta caduta nell’oblio. Inoltre, avendo iniziato un percorso di Memoria Storica nel ricordo del Tenente Raffaele Musti in collaborazione con la Scuola Elementare a Lui dedicata, avevamo richiesto il permesso di affiggere una targa commemorativa (a nostre spese) presso la casa natale su corso G. Garibaldi. Entrambe le richieste sono cadute nell’indifferenza. Sorrido quando davanti al Monumento ai Caduti pongono le corone d’alloro».

Nei giorni scorsi, vi siete fatti promotori per l’assegnazione della cittadinanza barlettana al Milite Ignoto. Avete avuto risposte?

«In tutta l’Italia è partita una richiesta nata da Assoarma di assegnare al Milite Ignoto la cittadinanza Onoraria. Anche in questo caso, non abbiamo ricevuto risposta, nonostante questa iniziativa abbia rilevanza nazionale».

Sacrario dei Caduti in guerra

Le salme di alcuni soldati barlettani, caduti sul Carso durante la prima guerra mondiale, erano state provvisoriamente seppellite nelle aiuole del cimitero di Barletta, in attesa di degna sepoltura. Nel 1936, l’Amministrazione Comunale deliberò di erigere un apposito Sacrario, su pressione della “Associazione Nazionale Famiglie Caduti in Guerra” e “Associazione Combattenti”. Il progetto del Sacrario fu affidato all’ingegnere Arturo Boccassini, che diresse i lavori. Al sacrario si accede dal portico di ponente. La cappella – a forma di mausoleo – è a forma di croce greca dall’interno. Nella nicchia di fondo, troviamo l’altare, nelle due nicchie laterali, due colombai di urne, dodici per parte, dove furono traslate le salme dei caduti. Le pareti sono rivestite in pietra di Trani.