“Quando a Napoli cadevano le bombe” a teatro nella sede Anmig

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18 luglio 2019, pubblicato da

Martedì 11 giugno, nel Salone di rappresentanza della Casa del Mutilato di Napoli, la Sezione napoletana ha presentato lo spettacolo teatrale in due atti “Quando a Napoli cadevano le bombe”, ideato scritto e diretto dallo storico, cultore della napoletanità, prof. Aldo De Gioia, a testimonianza e in ricordo del triste periodo che vide la città di Napoli martoriata dalla guerra con la morte di tanti innocenti e distruzione del patrimonio d’arte.
A introduzione del recital le salienti parole della giornalista dott. ssa Anna Aita che ben illustrano il senso dell’opera.
“Tutto ciò che vedrete, attraverso immagini di scene teatrali, non nasce dalla fantasia di un autore ma dalle esperienze, da lui stesso vissute, al tempo della seconda guerra mondiale. Ogni scenetta, ogni dialogo, ogni parola ci riporterà indietro nel tempo, in quei giorni bui fatti di dolore e di privazioni”.
Un’opera notevole, fedelmente intonata all’atmosfera del suo tempo, un lungo periodo da scoprire per le nuove generazioni che non ne hanno conoscenza e che “devono” assolutamente sapere.
Furono tutti protagonisti, racconta l’Autore, napoletani in quei drammatici giorni della seconda guerra mondiale, quando la città rischiò di essere distrutta per sempre.
Ci trasferisce, Aldo De Gioia, con modalità veritiera ed impressionante, nella realtà di un mondo di terrore in cui la popolazione, priva di acqua e cibo, fuggiva dalle abitazioni, ad ogni segnalazione di incursioni, per mettersi al riparo nei ricoveri.
Particolarmente disastroso, fu l’anno 1943. In febbraio un’irruzione aerea causò 72 vittime nel ricovero di Piazza San Gaetano. Successivamente, il sabotaggio della nave Caterina Costa con una terribile deflagrazione causò morti, feriti e incendi in tutta la città.
Gli attacchi dei nemici si moltiplicarono divenendo sempre più apocalittici, fino a raggiungere il culmine nel giorno 4 agosto quando cinquecento aerei della Mediterranea Bomber Command sganciarono sulla città centinaia di bombe dirompenti ed incendiarie, scesi poi, a bassa quota, presero a mitragliare la popolazione inerme che fuggiva impazzita di paura.
Napoli era, ormai, coperta di macerie. Nel rione Santa Chiara non si salvò nemmeno la meravigliosa chiesa.
La piece si conclude con una domanda che, ancora oggi, contrae la nostra anima: c’è da chiedersi se fosse stato necessario privare il mondo di uno dei suoi monumenti più belli e quale utilità avesse avuto il nemico ad accanirsi contro Napoli in una guerra ormai vinta.

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