Giorno della Memoria alla Casa Madre

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31 gennaio 2018, pubblicato da

“È doveroso, è giusto, è necessario che voi giovani siate consapevoli di quanto sia grande la forza della memoria e che questo vi spinga a voler tenere vive anche voi, nella vostra memoria, le nostre memorie. Ricordare non è soltanto un pio dovere verso le moltitudini dei “sommersi “ da una storia perversa. È un dovere per se stessi e per le generazioni che verranno, nella consapevolezza che la forza della memoria può dar vita a un mondo più civile, più giusto, dove l’amore per gli altri prevale sull’odio, dove il coraggio di cambiare prevalga sulla paura.
La nostra generazione e noi abbiamo cercato di tradurre la forza della nostra memoria, il ricordo del nostro dolore, in istitutori capaci di governare un mondo di popoli in pace fra loro. Non abbiamo completato l’opera, l’abbiamo portata a buon punto e la porteremo avanti finché ci sarà concesso.
Lasceremo a voi giovani il compito di proseguire il lavoro che noi abbiamo avviato. saprete compiere l’opera se saprete tenere viva nelle vostre menti la memoria del passato. Troverete allora in voi, come noi l’abbiamo trovata, la sorgente di una grande forza, che vi permetterà di costruire un edificio di pace, per voi e per i vostri figli.
È questa la nostra speranza: è a voi che noi l’affidiamo. È il nostro testamento.”
Era il 27 gennaio 2002 ed il Presidente della Repubblica Ciampi celebrava il primo Giorno della Memoria rivolgendosi ai tanti giovani intervenuti nell’Auditorium della Casa Madre Anmig.
Passati sedici anni, sono stati ancora moltissimi i ragazzi che hanno gremito il salone e partecipato attivamente a questa sentita ricorrenza su invito della Confederazione Italiana fra le Associazioni combattentistiche e Partigiane presieduta dal Prof. Claudio Betti.
III A, IV A, VA, IIIB, IV B e VB dell’Istituto Alberghiero Gioberti di Trastevere erano le classi presenti accompagnate dai professori. I ragazzi hanno letto passi del diario di Anne Frank e brani tratti dalla testimonianza del socio Anmig Livio Cella, “Io nell’inferno nazista. Agli amici i ricordi di prigionia raccontati da un internato italiano che non è uno scrittore”.
Altra testimonianza, stavolta dalla voce del protagonista, è stata portata dal vicepresidente nazionale Anmig Michele Montagano, reduce dai campi di prigionia e ultimo sopravvissuto dei 44 eroi di Unterlüss.
“Chiusi nei lager, soldati e ufficiali, dovevamo sopportare la disciplina rigida e vessatoria, le sadiche punizioni, la fame terribile, il rigore del clima senza adeguati indumenti, la mancanza d’assistenza sanitaria, la sporcizia, i parassiti, la privazione di notizie da parte delle famiglie, la lenta distruzione della personalità, per ridurci a semplici “pezzi” da loro detti “stücke”, da usare per la vittoria di Hitler”.
“La mia – ha precisato Montagano – non è stata solo una prigionia, è stata una vera e pura Resistenza contro la Germania nazista, espressa con una piccola ma grande parola: “NO”; quel “NO” che abbiamo gridato sino alla fine, a costo del supremo sacrificio della vita; quel “NO” al nazifascismo che – diceva Lazzati – stabilisce, per chi di noi lo pronunzia, il senso religioso di una scelta politica”. “Ho ringraziato Iddio che mi ha dato l’opportunità di condividere ad Unterlüss con le giovani ragazze ebree di Bergen-Belsen momenti del loro tragico olocausto, sino al punto che, come Claudio Magris, mi sono identificato con l’ebraismo di Auschwitz nella ricerca di me stesso, della mia vita e del suo significato.
E ancora oggi, quando durante la celebrazione della Santa Messa il Sacerdote dice, rievocando il sacrificio di Cristo, “offrendosi liberamente alla sua passione”, il mio pensiero vola a Unterlüss, ai 44 pronti anche alla morte. Sento ora di poter dire che, sulle orme di Cristo, sono riuscito a passare attraverso quel tragico mondo concentrazionario senza odiare nessuno, nemmeno i nazisti.Come superstite dei campi di internamento e di sterminio, auguro che in un domani le nuove generazioni si ricordino di noi, non per le condizioni sopportate nei Lager, del resto simili per tutti i deportati e prigionieri, ma per la scelta volontaria e traumatica che gli IMI hanno eroicamente operata contro il nazifascismo nella stessa terra di Germania.” ha affermato, accomiatandosi, il dott. Montagano.
La giornata si era aperta con intense immagini di repertorio sulle condizioni dei prigionieri nei lager nazisti accompagnate da Beatrice Zocca al piano e Michele Tisei ,violino, con “Il Silenzio” di S.V.Rachmaninov ed il “Cantabile” di N. Paganini. Un momento di dolore e raccoglimento condivisi dal presidente nazionale Anmig Betti il quale, nel proprio intervento (qui pubblicato integralmente), ha sottolineato: “Nel corso degli anni  molti sopravvissuti ai lager e ai campi di sterminio hanno avuto la tentazione forte di rimuovere i ricordi, di rimuovere l’angoscia e lo sgomento di 73 anni fa. Ma è prevalsa la forza del ricordo, della memoria, per allontanare definitivamente quel progetto di sterminio e quella spaventosa pianificazione della violenza e dell’annullamento della persona e della sua dignità.
La memoria è un dovere soprattutto verso le nuove generazioni, affinché conoscano, grazie anche a momenti come questo,  la profondità della tragedia di chi è stato testimone e vittima.                                                                    In ricordo delle tante vittime innocenti tutto il mondo combattentistico, che mi onoro di rappresentare, ribadisce con convinzione la propria volontà di continuare  a lottare con la forza delle parole, delle immagini, delle testimonianze affinché tragedie simili non abbiano più a ripetersi”.
Betti ha poi concluso con queste parole: “È giusto essere qui ogni anno, per ribadire quei valori che vanno difesi e protetti in ogni giorno dell’anno: è l’unico modo per esseri degni del sacrificio che hanno compiuto le vittime di questa immane tragedia.
Vorrei chiudere questo mio breve saluto con un pensiero, un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad inizio anno ai suoi insegnanti:
“Caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento; i miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici formati, lattanti uccisi da infermiere provette. Donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido quindi dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare essere umani”.
Ulteriori incisivi spunti di riflessione ed introspezione sono scaturite dall’intervento di Silvia Haia Antonucci, Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma: “la Shoah non è stato lo sterminio del popolo ebraico, ma lo sterminio di coloro che il nazismo ed il fascismo consideravano ebrei” spesso avviando alla morte anche chi, di fatto, ebreo non era o, pur essendolo per nascita, non professava quella religione. Molte persone, addirittura, vennero a conoscenza delle proprie origini solo in seguito all’arresto.
Un discorso rivolta principalmente alle coscienze dei ragazzi alla assoluta necessità che rimangano vigili e partecipi. Perché sappiano e, sapendo, disegnino giusti orizzonti.
Ecco dunque il sottolineare con forza il fatto che nazismo e fascismo non siano giunti al potere con un colpo di stato ma grazie al voto di interi popoli, il ricordare il fatto che insieme con i milioni di ebrei furono perseguitati anche asociali, rom, antifascisti, testimoni di Geova, omosessuali…l’olocausto avrebbe potuto riguardare chiunque.
Si inizia con l’irreggimentare i mezzi di comunicazione, l’istruzione, si prosegue con divieti nel lavoro, una burocrazia ipertrofica e cieca e si cade in perversi meccanismi mentali difficili da sradicare. “Lo spirito critico è fondamentale. Ognuno di noi ha una parte d’ombra ma bisogna capire, questo è il vero senso e la vera utilità del Giorno della Memoria” ha ribadito, quindi, la dottoressa Antonucci.
Bernard Dika, Alfiere della Repubblica Italiana, si è rivolto ai ragazzi da coetaneo riflettendo sul bisogno di farsi parte attiva nella vita del Paese perché sapere è il presupposto per il saper intervenire.
Ha chiuso gli interventi Domenico Rossi, Sottosegretario di Stato alla Difesa, augurandosi che giornate di riflessione e di approfondimento sulla shoah si ripetano più volte nel corso dell’anno perché quel che era stato stigmatizzato con un “mai più” è invece accaduto di nuovo. Sono troppe le tragedie e le recrudescenze naziste degli ultimi anni, persecuzioni, genocidi come quello di Srebrenica o come quelli compiuti da Isis che rappresentano purtroppo una continuità di quell’orrore che è stata la Shoah. Il rischio è sempre latente ed è dunque essenziale che si tenga altissima l’attenzione.
La Fanfara della Polizia di Stato ha suggellato la chiusura della celebrazione del Giorno della Memoria, un giorno di rinnovato dolore ma di propositi fermi.